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Visitare una città dell’est Europa a ridosso delle festività natalizie è sempre un’esperienza interessante; se poi, in una città magica come Praga, ti rechi con cinquanta adolescenti, l’esperienza diventa anche formativa. Proprio così: il tanto agognato “viaggio di istruzione”, che da adolescente rappresentava il momento più importante dell’anno scolastico (se non addirittura dell’intero quinquennio), la “gita scolastica” da compiere con compagni e professori, da insegnante assume – adesso è per me evidente – un significato totalmente diverso.

 

Ricordo che da studente la cosa strana era vedere i miei docenti sotto un’altra luce, filtrati con un’altra lente e con altri occhi. Non posso negare che è accaduta la stessa cosa a me, guardando in questi cinque giorni i miei studenti. Anche “dall’altra parte della barricata”, il viaggio è un’esperienza che ci permette di conoscere noi stessi, i nostri limiti, le nostre peculiarità, che ci consente di metterci alla prova e di confrontarci con altre persone – che nel caso specifico sono sia alunni che colleghi – che hanno altre storie, altri vissuti, altre esperienze, altri modi di pensare e di intendere la vita e che, cosa da non sottovalutare, durante le ore scolastiche, viviamo in modi differenti.

Capita così che trovandoti in gita (è questo che rimane il “viaggio di istruzione”, anche da adulto/accompagnatore) a sorprendere dei ragazzi adolescenti a fare cose che anche tu, alla loro età, hai fatto, entri in crisi nel dover trovare la forza di riprenderli, di punirli, di sottolineare che quello che combinano non sempre “conviene” pur pensando, fondamentalmente, che in realtà sia del tutto normale.

Per ciò che riguarda Praga posso solo dire che è una città veramente magica, nella quale è possibile entrare in contatto con un’urbanistica e con forme artistiche sostanzialmente differenti rispetto alle nostre; durante le festività natalizie, inoltre, la città brulica di persone, di luminarie, di mercatini e profuma di vino caldo e di pasta lievitata. Sebbene ci si trovi “altrove”, in fin dei conti, la città è comunque familiare: ci si sente in qualche modo a casa. La grande differenza rispetto alla gita da alunno è, sostanzialmente, una: l’accompagnatore è molto attento alle parole della guida, ascolta ciò che dice e cerca di carpire dai suoi racconti il massimo sulla città, sulle persone che la abitano e sui modi in cui vivono; non tutti, da alunni, sono sempre così attenti.

In definitiva, il viaggio è sempre un momento di crescita personale e sociale che serve per rinsaldare i rapporti con gli altri e per conoscere meglio il proprio essere. Se poi questo viaggio comporta lo stare con ragazzi intelligenti, simpatici, a volte turbolenti, che devono essere aiutati, in un modo o nell’altro, a crescere… l’esperienza diviene ancora più istruttiva. 

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