Share

Chi ha vissuto la sua giovinezza negli anni 60-70 non può non ricordare con affetto il giradischi e quello che rappresentava...

In quel periodo non erano molti i centri di aggregazione e le feste erano l'occasione per incontrare gli amici e conoscerne altri al ritmo di rock, shake e lenti. Chi non ricorda le stanze buie illuminate da lucine improvvisate, le gite al mare col mangiadischi, le pile di 45 giri ed Lp?

 

Sembrano passati anni luce da quando il braccio del giradischi si alzava e piano piano si poggiava sul disco. Col tempo, però, quello che sembrava essere un oggetto intramontabile è passato di moda, lasciando il posto ad altri dispositivi che hanno migliorato senza dubbio il suono, la fruibilità e la commerciabilità delle canzoni.

Oggi, nell'era della tecnologia tascabile, il mercato della discografia sta registrando una crescita delle vendite del vinile (+30%), mentre si rileva un calo delle vendite del 10% per i Cd e del 2,9% dei dischi digitali. Molti autori, negli ultimi tempi, hanno pubblicato i loro lavori sia su Cd che su vinile: Claudio Baglioni, Biagio Antonacci, Marco Mengoni, Adele.

Ma qual è l'identikit dell'acquirente ? Secondo gli esperti del settore l'età supera i 40, ma c'è una discreta fascia di giovani attratti dal fascino "vintage" che acquista solo questo genere di dischi.

Questo fenomeno ha grandi ripercussioni anche su aziende come Sony e Technics che hanno aumentato il loro fatturato grazie alla produzione di giradischi: solo la Pro-ject ne produce 120.000 al mese e le case discografiche sono molto interessate a tutto ciò perchè riuscirebbero ad eliminare un grande problema come la pirateria.

Questo grande boom del vinile però coglie impreparato il mondo della produzione: attualmente sono solo venti le aziende che stampano dischi ed utilizzano macchine ormai vecchie che non riuscirebbero a sopportare un elevato carico di lavoro. Purtroppo non c'è quasi più nessuno che produce macchine per produrre dischi e questo è un problema di non facile soluzione di fronte ad una richiesta che aumenta sempre di più: se fino a qualche anno fa se ne stampavano da 1000 a 2000 al giorno, oggi si è arrivati a 6000.

Anche le aziende che producono le presse per vinili sono poche e se si pensa che il costo di ognuna si aggira sui 300.000 euro è facile intuire che si tratta di un investimento proibitivo, senza contare poi il resto del processo produttivo e il costo degli altri macchinari.

E' un circolo vizioso da cui sembra difficile uscire, per questo occorre uno sforzo di tutto il settore della discografia per superare i problemi e permettere a tutti di avere tra le mani il sogno di una generazione intera che ha scandito la vita di milioni di persone.

Login