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  • Scritto da Chiara Giansante

Progetto Erasmus: esperienza indimenticabile

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Fra poco più di un mese alcuni di noi, me compresa, affronteranno il famigerato “Esame di stato”, ultimo ostacolo che ci divide da quel mondo allo stesso tempo agognato e temuto che prende il nome di “Università”.

 

Un po’ impacciati, noi maturandi, guardiamo a questo nuovo mondo con occhi sognanti e pieni di speranza, immaginando il nostro futuro e la nostra vita “da grandi”. Gli amici che hanno già superato quel traguardo ci raccontano com’è davvero essere universitari: ci mettono in guardia (<<Era meglio la scuola!>>) e ci parlano delle sessioni d’esami e dei libri di mille e più pagine da studiare in pochi mesi.

Alcune volte, però, raccontano di belle esperienze che fanno crescere ancor di più in noi il desiderio di diventare grandi, per poterle vivere in prima persona. Una di queste è l’Erasmus.

L’Erasmus è un progetto dell’Unione Europea che permette agli studenti iscritti all’università europee di studiare in altri paesi compresi nell’UE, o ad essa associati, per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi. È una grande opportunità per i giovani di relazionarsi con realtà diverse dalle proprie e, proprio per questo, di crescere e di vedere in un’altra prospettiva il percorso che stanno seguendo.

Per meglio capire in cosa consiste questo progetto, è bene chiedere a chi l’ha vissuto: Emanuela Cardelli, 23 anni, ex-alunna del liceo Ravasco, è una di loro.

<<Emanuela, dove hai svolto il tuo Erasmus e quanto è durato?>>

<<Ho svolto il mio Erasmus a Madrid, nell'università Pontificia di Salamanca (Salus Infirmorum), ed è durato 5 mesi.>>

<<Credi sia stato utile per la tua formazione? Se sì, perché?>>

<<Si, è stato utilissimo per la mia formazione, soprattutto a livello pratico. Ho svolto il mio tirocinio in un ospedale universitario molto avanzato (Gregorio Marañon), in cui ogni studente ha un tutor che lo affianca e gli insegna passo passo tutto quello che c'è da sapere e dove ho visto e usato macchinari di cui, venendo da una realtà molto diversa, non avevo mai neanche sentito parlare. Le lezioni sono molto diverse dalle nostre, perché i professori esigono che gli studenti interagiscano con loro e questo è possibile grazie al numero ridotto di iscritti per ogni classe.>>

<<Qual è stata la parte più difficile?>>

<<La parte più difficile è stata senz'altro trovare una casa in una città, capitale, di cui non conoscevo le zone, le distanze, la lingua e persone a cui chiedere aiuto. Poi c'è stata la fatica degli orari: avevo tirocinio la mattina e lezione il pomeriggio, perciò durante la settimana non uscivo quasi mai. Certo, non mi aspettavo che in Spagna fossero così rigidi.>>

<<Cosa, invece, ti è rimasto di più di questa esperienza?>>

<<Il reparto di terapia intensiva neonatale, le mie tutor, i miei coinquilini, gli amici conosciuti a caso... Poi Madrid! E' una città che a livello architettonico non ha nulla di speciale, ma è comunque stupenda perché ogni quartiere è diverso dall'altro, perché non dorme mai, perché ci sono artisti di strada ovunque, perché la gente è solare anche se va sempre di fretta… Insomma, ci sono troppe cose che mi sono rimaste di questa esperienza!>>

<<La consiglieresti?>>

<<Assolutamente sì! È un modo divertente per imparare una nuova lingua, poi si conosce gente proveniente da tutto il mondo e si crea una piccola comunità di persone lontane da casa, che in quel periodo diventano la tua famiglia. Impari ad assaggiare nuovi sapori, a vivere in un modo diverso la giornata e a relazionarti con altre persone. A me lì hanno insegnato la responsabilità del mio mestiere e ho potuto capire quale sarà il mio futuro dopo la triennale. Non è stato facile, lo ripeto, ma è stato "illuminante".>>

Le parole di Emanuela e le sue foto, che ritraggono i momenti più belli passati a Madrid, ci permettono di capire quanto l’Erasmus sia non solo utile, ma anche e soprattutto speciale. Una di quelle opportunità che, quando capita nella vita, è da cogliere al volo. 

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